Festa delle Stimmate di San Francesco

17 settembre 2016
Nuovo sito www.fratitreviso.it

Oggi, 17 settembre 2016, giorno in cui celebriamo come frati, la festa delle Stimmate di San Francesco, siamo contenti di poter inaugurare con voi il nuovo sito www.fratitreviso.it di questa fraternità francescana. Il progetto, nato circa un anno fa dalla riflessione comunitaria e dal desiderio di condividere le nostre proposte per adolescenti, giovani, adulti e famiglie, è stato realizzato grazie alla competenza e alla professionalità di due giovani che hanno accolto, con particolare entusiasmo, la proposta di collaborare con noi frati: Daniele Pizzato, designer e Davide Dal Colle, developer. A loro va il nostro ringraziamento, certi che quanto hanno fatto con pazienza e passione profonda, possa diventare uno strumento fecondo per tutti coloro che, ormai da diversi anni, ci seguono sul web o sui social. Non parliamo di numeri ovviamente (per altro ben oltre alle nostre capacità o aspettative), ma di persone, di volti e storie, che in questa chiesa, luogo di fede e devozione, hanno trovato un’oasi a cui ristorarsi giorno dopo giorno, nell’incontro semplice e spontaneo con i frati o attraverso tutte quelle proposte che la chiesa di San Francesco ha sempre cercato di offrire. Ci auguriamo che questo sito in “veste nuova”, possa diventare un ponte per incontrare sempre più il Signore e i fratelli, lasciandosi ferire come per Francesco d’Assisi, dal suo amore.

Grazie per l’affetto e la fedeltà che ci avete dimostrato in tutti questi anni: continuate a seguirci!


Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita.
Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione e prese l’immagine del Crocifisso. Benedetto XI concesse all’Ordine Francescano di celebrare annualmente il ricordo il 17 settembre.

Dalla «Legenda minor» di San Bonaventura da Bagnoregio
Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall’alto.
Un mattino, verso la festa dell’Esaltazione della santa Croce; raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all’uomo di Dio. Apparve allora non solo alato ma anche crocifisso.
A questa vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c’erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell’incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall’altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l’uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l’immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.