Cenni storici

Collocata nel cuore del centro urbano, la chiesa di San Francesco a Treviso è stata nei secoli elemento di spicco nelle vicissitudini storiche, artistiche e religiose della città. Grazie alla profonda devozione che ha sempre caratterizzato la sua relazione con il contesto urbano e i suoi abitanti, ha superato le difficoltà legate ai numerosi eventi storici anche tragici che hanno coinvolto Treviso e la sua comunità, adattandosi continuamente alle diverse situazioni e giungendo sino a noi ricca di rinnovato valore devozionale, storico e artistico. La prima testimonianza certa della presenza della comunità dei frati Minori a Treviso risale al 1231, anno in cui il Comune emanò un provvedimento statutario con il quale veniva prevista l’elargizione di mille lire affinché i frati potessero edificare la loro chiesa e le loro dimore. Nel documento si fa cenno esplicitamente ad una chiesa e ad un convento preesistenti. Non abbiamo tuttavia alcuna notizia di questo primo complesso e della prima chiesa, che le fonti tarde vorrebbero dedicata a Santa Maria, di cui non sopravvive alcuna traccia. In mancanza di ulteriori elementi si può ammettere che la prima chiesa e le prime abitazioni dei frati sorgessero sul terreno dove oggi si trova la chiesa di San Francesco. Lo statuto del 1231 segnò senza dubbio una svolta per i Minori di Treviso. Non è possibile sapere con precisione quando iniziarono i lavori di costruzione del nuovo edificio intitolato a San Francesco. Sembra tuttavia, come emerge dalla documentazione, che in primo luogo fu terminata la zona del convento, o parte di essa: nel 1235 le domus dei Minori vengono menzionate in un testamento, e in un atto dello stesso anno è attestato anche il parlatorio dei frati, lo spazio aperto ai laici, il che presuppone l’esistenza di un luogo di clausura.

6a - pianta Alpago N.I lavori di costruzione di San Francesco terminarono probabilmente intorno all’ultimo decennio del XIII secolo dato che nel 1294 fu predisposta la costruzione del campanile. San Francesco di Treviso divenne un importante polo devozionale per la città ed i suoi abitanti. L’interno della chiesa così come l’area claustrale e quella del sagrato furono infatti spesso indicati nelle volontà testamentarie dei fedeli, trevigiani e non, come ultima dimora.Di queste testimonianze oggi non sopravvive quasi più nulla. In seguito alla caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797 le truppe francesi occuparono la chiesa ed il convento dei Minori, trasformandoli in caserma e ospedale militare, dando luogo al loro triste declino. La chiesa fu inizialmente adibita a deposito per il fieno e a stalla e subì ulteriori alterne vicende. I beni del convento furono confiscati dallo Stato così come le opere d’arte presenti nella chiesa, che furono raccolte e destinate alle gallerie d’arte della Corona, o ad altre chiese, ma anche vendute all’asta a privati o distrutte in più parti sempre per essere rivendute. Agli atti di vandalismo negli anni di occupazione delle truppe militari si aggiunsero quindi i danni ingenti ed irrevocabili delle spogliazioni. Nel 1816 fu abbattuto, lasciandone la base, il campanile che aveva sostituito nel 1408 quello originale ed i laterizi furono venduti al parroco di Camalò per la costruzione della torre campanaria del paese.

92 - facciata sud 2Solo nel 1921 il sindaco Italo Levacher riuscì dopo varie vicende ad ottenere la cessione dell’immobile dal Demanio al Comune di Treviso. A partire dal 1924 ebbero luogo sotto la guida del Professor Luigi Coletti e dell’Associazione per il Patrimonio Artistico Trevigiano i lavori di restauro dell’edificio e dei suoi preziosi affreschi che restituirono la chiesa al suo attuale aspetto. Le condizioni in cui versava la chiesa erano disastrose: oltre alla suddivisione dell’immobile in tre piani, vi erano importanti cedimenti strutturali specie nella zona del fronte meridionale del transetto, dove esisteva un importante strapiombo del muro; buona parte della soffittatura a carena di nave era stata danneggiata e di essa sopravvivevano solamente i modiglioni ed alcuni cassettoni; il pavimento antico era stato distrutto e sostituito da un acciottolato. Nel 1927 grazie all’offerta generosa dei signori Fortunato ed Antonio Romano fu ricostruito, sulla base della parte superstite, il soffitto a carena di nave e nello stesso anno furono avviate le operazioni di demolizione della stalla e della casa addossata alla facciata della chiesa. In occasione dei lavori vennero anche ritrovati diversi affreschi che erano stati ricoperti da una mano di calce ed il cui restauro fu curato ed eseguito da Mario Botter. Nel 1928 fu realizzato un pavimento in laterizio (l’attuale è invece del 1969) grazie alla somma cospicua donata dalla Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana. Il 4 ottobre 1928, festa di San Francesco, la chiesa venne finalmente riconsegnata ai frati Minori Conventuali ed al culto cittadino con una solenne cerimonia a cui parteciparono le più importanti cariche civili ed ecclesiastiche, come il vescovo Monsignor Longhin. Mancava ancora l’altare maggiore, che ricavato in monoblocco dal Monte della Verna, dove san Francesco aveva ricevuto il dono delle stimmate, e offerto dal Comune di Firenze, sarebbe giunto qualche tempo dopo.I lavori di restauro e di rifinitura si protrassero anche negli anni seguenti: gli anni Trenta si caratterizzarono infatti per il completamento funzionale dell’edificio di culto e furono inaugurati gli attuali altari realizzati su disegno dell’architetto Alberto Alpago Novello. Nel 1935 si lavorò all’edificazione del chiostro sul lato settentrionale della chiesa e tra il 1937 ed il 1942 fu costruito il nuovo campanile.La chiesa fu abbellita con l’introduzione di opere d’arte come due affreschi staccati da Mario Botter ed il Crocifisso ligneo di fine Seicento donato dai frati di Camposampiero (PD). Nel 1935 fu ricomposto quanto rimaneva dell’arca proveniente dall’ex chiesa di Santa Margherita di Pietro Alighieri, figlio di Dante, e collocato in chiesa sulla parete settentrionale del transetto.

010 (10)Nella chiesa hanno fatto ritorno anche alcuni frammenti lapidei provenienti dalle sepolture che si trovavano in San Francesco: l’arca di Alvise Sugana, morto nel 1523, la lapide fatta realizzare dai frati Minori nel 1555 come ringraziamento alla benefattrice Tomasia da Limbraga ritrovata da Mario Botter nel 1938; la lapide relativa alla sepoltura del conte Brandolino de’ Brandolini, morto nel 1396, oggi sulla parete settentrionale del transetto; infine le lapidi delle famiglie Da Borso e Bosello, quest’ultima situata sul pilastro a sinistra dell’ingresso laterale. Sul pilastro di destra invece si trova la lapide della tomba di Francesca Petrarca, figlia del celebre poeta, morta di parto a Treviso nel 1384 e sepolta nel cimitero sul sagrato della chiesa a lato dell’entrata meridionale. La lapide fu recuperata prima dello smantellamento del cimitero mentre in un secondo momento furono anche prelevate le ossa di Francesca i cui resti mortali, collocati all’interno della chiesa dal 1932, sono le uniche spoglie rimaste in San Francesco. Questa tomba, i frammenti lapidei delle sepolture e gli affreschi votivi visibili all’interno del tempio testimoniano ancora oggi l’importanza del ruolo che questa chiesa seppe ricoprire attraverso i secoli per la vita religiosa dei fedeli della città e dei dintorni.

dal volume “San Francesco in Treviso. Fra la terra e il Cielo

riduzione dal testo Vicende storiche di  Elena Khalaf