Guida alla chiesa

La facciata

"a capanna"

L'altare

del monte della Verna

Il pavimento

come la "nuda terra"

Il soffitto

un cielo "trapuntato di stelle"

Le vetrate

tra giochi di luce e colore

Gli affreschi

particolare de "Le stimmate di Francesco d'Assisi"

Gli affreschi

particolare "Francesco d'Assisi" (scuola senese)

Cappella del SS. Sacramento

...contemplando il grande mistero della croce!

Il Crocifisso ligneo

(XVII sec.)

L'Immacolata Concezione

particolare del "Volto della Beata Vergine Maria"

San Giuseppe col bambino

particolare dei "Volti di San Giuseppe e del bambin Gesù"

San Francesco d'Assisi

particolare del "Volto di San Francesco"

Sant'Antonio di Padova

particolare del "Bambin Gesù sul libro dei Vangeli in mano a Sant'Antonio di Padova"

La Penitenzieria

"Il Signore sia sul tuo cuore e sulle tue labbra...!"

Acquasantiera

particolare di "Vetrata riflessa sull'acquasantiera"

Luogo sacro

di fede e profonda devozione

Entrare in un luogo sacro significa essere trasferiti in una dimensione altra, dove l’Invisibile si rende presente, tangibile, palpabile. L’esperienza di chi accede a San Francesco è proprio quella di chi entra in contatto sensibile con la presenza di Dio: la composta essenzialità delle linee architettoniche, i toni caldi del laterizio e della pietra, la francescana semplicità delle suppellettili, i colori degli antichi affreschi, i chiaroscuri provenienti dalle vetrate offrono ai visitatori e ai fedeli un luogo mistico di pace che induce al raccoglimento e alla contemplazione. E quando, nei giorni di festa, la chiesa è affollata e vi si diffondono le melodie dell’organo e le volute d’incenso, e la Parola risuona, la comunità che celebra diventa – per semplice presentimento o in piena consapevolezza – unico Corpo orante del Signore.

 

A Treviso, i primi Frati Penitenti di Assisi erano stati inviati dallo stesso Francesco subito dopo il suo passaggio e già nel 1220 avevano preso dimora vicino al lazzaretto, come loro costume, in un luogo solitario nei pressi del fiume Cagnan, vicino a una chiesetta della Madonna, raccogliendo la simpatia della gente trevigiana; simpatia che andava crescendo sull’onda della fama di Antonio di Padova, morto nel 1231 e dichiarato Santo a nemmeno un anno dalla morte.

L’architettura della chiesa è di transizione tra il romanico e il primo gotico: la chiesa originaria del 1231 aveva una pianta a croce egizia (cioè a Tau, senza il braccio superiore) lunga 51 m. e larga 27 m. Lungo i secoli, la chiesa ha affrontato diverse traversìe: subì un incendio nel 1386; fu sede di studi teologici e del tribunale dell’Inquisizione; accolse cappelle gentilizie e sepolcri. Per le pitture e sculture di grande pregio divenne uno scrigno d’arte e per questo fu definita il Pantheon di Treviso. Tutto è andato perso o distrutto nel 1797, quando l’esercito napoleonico trasformò la chiesa in caserma, ospedale militare e stalla per i cavalli. Alle traversie napoleoniche fecero seguito quelle del governo austriaco e italiano (1814-1866), che trasformarono la grande navata centrale in magazzino militare a tre piani, suddivisi da impalcature. Nel 1816 il campanile del 1408, che allora sostituì quello originale del 1295, fu abbattuto perché pericolante. Solo nel 1920, alla fine della prima Guerra mondiale, il demanio cedette la chiesa e il convento al comune di Treviso; dopo i necessari ed accurati lavori di restauro, il 4 ottobre 1928, solennità liturgica di S. Francesco, il complesso fu ceduto al Vescovo di Treviso, riconsegnata ai Frati Minori Conventuali e riaperta al culto.

 


FACCIATA

Si presenta a capanna, divisa in tre settori da lesene. Il cornicione del tetto è vivacizzato dagli archetti pensili (cinque per ogni settore). Al centro tre oculi e un rosone, che alla sera indirizzano la luce del sole verso il presbiterio. Ai lati due finestroni.Il portale riprende l’idea del settore centrale, con una lunetta che contiene un affresco attribuito a Paolo Veneziano (fine 1200): la Madonna con il Bambino in braccio, attorniata dai Santi Francesco e Ambrogio e dagli Arcangeli Gabriele e Michele.

 

INTERNO

Entrando, due elementi catturano l’attenzione:

– la grande aula centrale (chiamata navata), col tetto in legno a forma di carena di nave, è l’emblema della Chiesa, barca di Pietro, che sulla Parola di Gesù getta le reti e raccoglie ogni genere di pesci che sono nel mare. Questa è la vera Casa di Dio: casa di amicizia e di preghiera per tutti, rivolta ad oriente per attingere luce dal sole nascente che è Cristo Risorto, luce per l’intera umanità.

– i mattoni scoperti (faccia a vista), che a migliaia tappezzano muri e colonne, simboleggiano ogni battezzato, divenuto nel Battesimo pietra viva per la costruzione di un tempio vivo al Dio vivo!

Dopo un primo sguardo d’insieme, l’attenzione viene attirata verso il fondo da altri due elementi, centrali: l’altare e il crocifisso, sempre illuminati dalla luce del sole, che al mattino filtra dalle finestre ad est e di sera dal rosone:
– l’altare è un blocco di marmo di 37 quintali proveniente dalla Verna, dove S. Francesco nel 1224 ha ricevuto le stigmate, i segni della Passione di Gesù. Sull’altare il sacerdote celebra il sacrificio eucaristico, cioè rinnova ogni giorno la totale donazione che Gesù ha fatto di sè sulla croce.

– il crocifisso (pregevole opera in legno del sec. XVII) è il segno scandaloso e paradossale dell’amore di Dio per ogni essere umano. Sostandovi davanti, riecheggiano ancora le parole del Vangelo «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati  e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28).

All’altare e al crocifisso fanno corona i due transetti e le cinque cappelle absidali. La visione d’insieme è di una bellezza antica e profonda che fa vibrare il cuore.

Il soffitto a carena di nave ha sostituito nel 1300 quello originale a capriate.

Sulla parete sinistra campeggia un gigantesco affresco in stile romanico-bizantino di fine 1200 raffigurante S. Cristoforo, patrono dei viandanti. L’immagine fa implicito riferimento all’episodio della vita di Cristoforo, in cui si narra dell’improvviso ingrossarsi del fiume mentre il santo stava trasportando Gesù bambino. La figura di S. Cristoforo è la più rappresentata in chiesa: ben 5 volte.

Sulla stessa parete di sinistra, entrambi di fine 1200:

– il martirio di S. Erasmo per evisceramento con argano.

– S. Francesco riceve le stimmate. Rovinato insieme alla nicchia di S. Chiara.

Sulla parete di destra: Madonna col Bambino con, attorno al trono, due angeli e i santi Giovanni Battista e Francesco (seconda metà del ‘300).

 

CAPPELLE LATERALI

Prima e seconda cappella (penitenzierìa)

Nel pilastro, in una nicchia con affresco del 1500, i Santi Cosma e Damiano attorniati da angeli.

La statua lignea di S. Sebastiano, del 1400, proviene da altra chiesa, in sostituzione di una statua precedente.

Terza cappella già dedicata a S. Rita.

Gli affreschi restaurati mettono in evidenza l’immagine della Vergine incoronata; sullo sfondo resti di altri affreschi di inizio 1400: Madonna con S. Cristoforo a destra e S. Francesco a sinistra.

Quarta cappella

Sul pilastro a destra l’affresco del Crocifisso, del 1453, ricorda l’intervento dell’Inquisizione nei confronti di un ebreo che servì carne a un cliente cristiano.

Il portale riprende esternamente la struttura di quello centrale: l’affresco è di inizio 1600, con S. Francesco che riceve le stimmate e fr. Leone che riposa.

Tomba di Francesca Petrarca.

Figlia di Francesco Petrarca, si trovava a Treviso con il marito quando morì di parto nel 1384: inizialmente sepolta nel piccolo cimitero esterno alla chiesa, nel 1882 i resti mortali sono stati riesumati e custoditi nel museo civico; nel 1932 la tomba e i resti mortali sono stati collocati all’interno della chiesa.

Quinta cappella

Altare dedicato a S. Antonio di Padova.

 

TRANSETTO DI DESTRA

Sulla parte destra affreschi con storie di S. Antonio (pace fra i Padovani, la mula prostrata davanti all’Eucarestia e l’avaro con lo scrigno contenente il suo cuore) fatti eseguire dalla Scuola dei Tedeschi nel 1498.

 

CAPPELLE ABSIDALI

In stile gotico, nel 1300 hanno sostituito le prime due cappelle adiacenti a quella centrale.

Cappella a una crociera dedicata alla SS. Trinità e chiamata Cappella del Santo o dei Tedeschi. Altare di S. Giuseppe.

Cappella a due crociere  (Cappella Coletti) con altare del SS. Sacramento.

– parete destra: Crocifisso tra due angeli, circondato da Maria addolorata, S. Giacomo, S. Benedetto e S. Giovanni Apostolo, S. Bartolomeo, S. Francesco con libro e croce, S. Cristoforo (artista veneto di fine 1300).

– parete sinistra (entrambe del 1400): S. Antonio abate con campanella e bastone con impugnatura a Tau e S. Lorenzo con la graticola.

Cappella centrale

Affrescata da allievi di Tommaso da Modena (1326-1379): nelle vele i quattro Evangelisti seduti in cattedra, che scrivono sul leggio aperto.

Nella volta a 4 spicchi: la Vergine Maria (nuova Eva) col Bambino, San Francesco riceve le stigmate da Cristo come cherubino alato e Adamo.

– parete destra: Madonna, S. Francesco, S. Nicolò (1570).

– parete sinistra: sepolcro con stemma di famiglia del conte Alvise Sugana (+1523) in stile lombardesco.

Nel pilastro sinistro: bassorilievo di Tomasia di Limbraga (+1360) benefattrice della chiesa e di un grande coro ligneo a intarsio, posto davanti all’altare maggiore e demolito nel 1611.

Cappella a due crociere (o Cappella Giacomelli) dedicata a S. Giovanni Battista.

Altare dell’Immacolata.

– parete destra: l’opera maggiore di Tomaso da Modena, del 1354, è la Vergine Maria in trono con Bambino, S. Lorenzo, S. Giovanni Battista, S. Lodovico d’Angiò e S. Giacomo Apostolo, mentre S. Antonio abate, S. Caterina d’Alessandria e S. Cristoforo sono aggiunte posteriori di suoi alunni (si noti il colore diverso).

– parete sinistra: S. Giovanni Battista (1300).

Sul pilastro fra le due cappelle ancora una figura di S. Cristoforo di fine 1300, di ispirazione tomasesca. La frequente rappresentazione del Santo fa pensare che la chiesa avesse notevole affluenza di viandanti.

Cappella a una crociera dedicata a S. Giovanni Apostolo, fatta costruire dalla nobile famiglia Rinaldi. Altare di S. Francesco.

Gli affreschi sono opera di discepoli di Tomaso da Modena:

– Madonna in trono tra Santi: Antonio abate, Francesco con libro e croce, Bonaventura e Cristoforo (1351).

– S. Ilario (1351).

 

TRANSETTO DI SINISTRA

Sarcofago di Pietro Alighieri (figlio di Dante) giudice, poeta e commentatore. Nel 1315 da Firenze fu esiliato con il padre e i due fratelli; nel 1321 dimorò a Ravenna dove Dante morì e fu sepolto accanto alla basilica di S. Francesco. Nel 1322 studiò diritto a Bologna, dove conobbe Francesco Petrarca, che gli fu amico. Fu a Verona e a Vicenza come giudice; durante un soggiorno a Treviso, morì nel 1364 e sepolto nella chiesa di S. Margherita.

Il monumento sepolcrale, opera di Ziliberto De Sanctis (1364), nel 1935 fu trasferito in questa chiesa. E’ rappresentato in vesti da magistrato.

Sopra la tomba, l’affresco raffigurante Madonna in trono col Bambino Gesù, angeli musicanti, S. Giovanni Battista e S. Francesco d’Assisi (scuola senese di fine 1300).

La porta sulla sacrestia è cinquecentesca, quella sul chiostro è romanica.

 

ESTERNO

Nel 1935 fu costruito il chiostro del convento, sul lato nord della chiesa e subito dopo, anni ’37-’42, il nuovo campanile, alto 39 m., con tre campane dedicate all’Immacolata, a S. Francesco e a S. Antonio. Accanto all’ingresso laterale, tra due piante di ulivo, è stata posta la scultura bronzea di San Francesco che invola la colomba della pace (opera dello scultore contemporaneo Roberto Cremesini): un richiamo per tutti i passanti a vivere nella pace e a farsi portatori di pace tra gli uomini.