La direzione spirituale

Caro giovane “in ricerca”, per un serio e genuino cammino di discernimento vocazionale, ma anche per un’autentica maturazione nella fede è fondamentale avere una guida spirituale,  un padre o una madre che aiuti a  percorrere l’itinerario della vita spirituale. Il “fai da te” conduce sempre ad un’autosufficenza sterile e senza progresso, che rischia di cadere anche nel regresso.

In merito a questa figura così importante nella vita di un giovane, ma non solo, ti proponiamo una riflessione che possa aiutarti definirne i contorni e il ruolo di un padre o di una madre spirituale.

…e se stai cercando una guida per il tuo cammino, non temere di contattarci!

frate Nicola frate.nicola@gmail.com

 

 1. UTILITA’ DELLA DIREZIONE SPIRITUALE
Che cos’è?
La direzione spirituale è un aiuto, prestato a nome della Chiesa e nella forza dello Spirito Santo, a chi vuole progredire nella vita di fede, di speranza e di carità per conformarsi totalmente a Cristo. Si può così definire come l’aiuto che un uomo presta ad un altro, perché diventi adulto nella fede.
Imposizione o sostegno?
La direzione di spirito non vuole tanto imporsi alla persona, bensì suscitare e sostenere il suo impegno personale nella fede. Nella direzione spirituale le presenze in gioco sono tre: la persona, il padre spirituale (prete, suora, laico…) e lo Spirito Santo. La vera guida spirituale è lo Spirito Santo. È infatti necessaria l’obbedienza sincera e concorde della persona e del padre spirituale allo Spirito Santo.
Quali scopi?
Gli scopi fondamentali della direzione spirituale sono tre:
* illumina la mente per scoprire che la santità è il valore più grande dell’esistenza e suggerisce le vie per relizzarla;
* rafforza la volontà per perseverare nella decisione presa;
* presta conforto spirituale, ogni volta sia necessario, alla persona che ne ha bisogno.
La sua meta
La sua meta è quindi di consigliare e sostenere nella realizzazione della specifica vocazione che ognuno ha ricevuto da Dio.

2. LE QUALITA’ DELLA PERSONA
Sincerità
Una persona ricorre alla direzione spirituale unicamente per diventare più santa e non per instaurare una forma raffinata di amicizia.
La sincerità è necessaria per tener desto lo spirito di fede, che consente di riconoscere nel padre spirituale una mediazione di Dio, da accogliere con gratitudine, rispetto e disponibilità.
Confidenza e concretezza
Per consentire al padre spirituale di consigliare ed orientare bisogna informarlo. Gli si deve esporre con grande sincerità ciò che ha bisogno di sapere: le lotte, gli sforzi, le attrattive per il bene, gli atti di virtù, le mancanze e la loro radice.
Nessuno ha il diritto poi di presumere che la persona a cui si chiede l’aiuto spirituale debba necessariamente essere il migliore dei maestri spirituali.
Sobrietà
Dire, non tutto, ma ciò che serve davvero alla crescita spirituale; chiedere meno consigli e seguire di più quelli già ricevuti.
Umiltà
La dipendenza è spesso costosa e l’orgoglio ferito favorisce la tentazione di rifiutare i giudizi della guida spirituale e di valutare negativamente la sua persona.
Preghiera
È una felice e indispensabile abitudine pregare per il bene proprio e del padre spirituale.

3. LE QUALITA’ DEL PADRE SPIRITUALE
Maturità umana e santità di vita
L’esigenza della maturità umana nasce dalla ovvia verità che nessuno può essere in grado di aiutare un fratello a vivere con equilibrio la propria vocazione se in qualche misura non l’ha già realizzata in se stesso.
Senza la santità vien meno la sintonizzazione con lo Spirito che apre la strada alla comprensione delle sue vie.
Scienza
Santa Teresa d’Avila scrive: «Ho sempre amato di avere confessori istruiti, perché dai semidotti, a cui, per mancanza di altri, dovetti ricorrere, ebbi sempre del danno». Siccome opera in nome della Chiesa, la guida spirituale deve far leva sul sapere che la Chiesa ha accumulato nel corso della sua plurisecolare esperienza. Se ha poca scienza finisce inesorabilmente con l’esclusivizzare la propria limitata esperienza personale, riducendo le persone ad immagine e somiglianza propria anziché di Dio.
Paternità e capacità di guida
Paternità significa benevolenza, dedizione e dolcezza. Il soggetto va preso dalla parte del cuore: deve capire e sentire che si vuole veramente il suo bene.
Pazienza
Le alterne vicende del proprio itinerario spirituale espongono il soggetto a frequenti tentazioni di scoraggiamento e sconforto: tocca al padre spirituale contagiarlo della propria pazienza, ispirando coraggio e ravvivando la fiducia e la gioia di credere.
Fermezza
Bontà e pazienza non possono degenerare in debolezza. Quando la volontà umana indietreggia davanti a sforzi necessari, quando si mostra riluttante di fronte a sacrifici che costano, la guida spirituale deve spingerla al bene con decisione ed energia.
Rettitudine di coscienza e capacità di intercessione
L’unico intento della guida spirituale deve essere la gloria di Dio nella santificazione delle anime. È indispensabile vedere la persona solo per il valore che possiede davanti a Dio.
Il direttore di spirito è uno che prega per chi fa riferimento a lui. La preghiera è infatti il dono più grande per il prossimo.

4. I MOMENTI DEL RAPPORTO SPIRITUALE
La scelta di inizio
Il criterio da adottare per la scelta della propria guida spirituale è dato dal desiderio di amare e servire di più il Signore. Quando si cerca con sincerità diventa importante anche il sentimento interiore di affezione spirituale che si nutre nei confronti di una guida rispetto ad un’ altra.
Il mantenimento
È importante stabilire con la propria guida un ritmo costante di incontro. Imboccato il cammino s’impone un prezzo da pagare. Se il rapporto spirituale è buono, conosce necessariamente dei momenti difficili. È in gioco la volontà di verità. Un buon direttore spirituale, pur di non tacere la verità e pur di aiutare a crescere nella fede, è disposto anche a dire cose spiacevoli alla persona che fa a lui riferimento. Giova dir grazie al Signore per quanto si ha e mettere in pratica le direttive che si ricevono, anche se a volte può costare.
L’eventuale cambio
In linea di principio conviene mantenere la stessa guida finchè fa del bene. Cambiarla per motivi non spirituali è una sconfitta. Lasciarla per paura delle giuste esigenze che la guida avanza in rapporto alla crescita interiore è una catastrofe. Se si insinua uno stabile disagio, che impedisce l’apertura di coscienza, la rinuncia al suo aiuto diviene necessaria.
da www.donboscoland.it