3° Criterio di discernimento

Aprire il cuore al tutto e senza riserve

Aprire il cuore al tutto senza paura, sottoponendolo a discernimento: lasciandosi guidare dalle intuizioni pur minime del cuore. “Le allusioni al destino vanno intuite senza ritardo con una specie di simpatia miracolosa” (R. Guardini). Questa disponibilità senza riserve al tutto, o per lo meno questo desiderio o questa domanda di essere capace di consegnarsi al tutto, è la radice su cui si può comprendere a quale funzione particolare si è chiamati a svolgere, quale che sia cioè la vocazione particolare. Tale disponibilità rivela la propria apertura di cuore e la condizione di autenticità del cuore. Se un cuore è autentico è aperto sulle infinite possibilità della vita: è aperto persino all’impossibile. All’impossibile che Dio chiama anche te.
Ma ciò che concretamente uno deve fare non gli si presenta come chiarezza inequivocabile o come un comando preciso ineludibile. Quello che Dio vuole da noi ce lo fa presagire sotto forma di suggerimento o di invito. La vocazione si presenta molto discretamente, più come possibilità intravista che come destino inevitabile. Anzi quanto più è impegnativa la scelta da compiere, tanto più la vocazione si presenta alla libertà sotto forma di ispirazione discreta, di intuizione che lascia timorosi. Così la propria statura di persona la si decide aderendo a quelle circostanze delicatissime che si offrono all’intuizione del cuore. Sprecare queste intuizioni, evitarle a cuor leggero, sfuggirle, non prenderle mai sul serio significa molto spesso costruire la propria tristezza, rinunciando ad essere pienamente uomini. Queste intuizioni però vanno sottoposte a discernimento. Occorre una guida; ma anche l’aiuto di una guida non si potrà mai sostituirsi alla responsabilità della persona. Resta quindi sempre la fatica della propria personale decisione. Ed è proprio questa che ci rende grandi nella vita.