Imparare a leggere la vita

E’ così vero che sappiamo leggere bene gli eventi della nostra vita, dargli un senso, trovare al loro interno il filo rosso, una direzione verso cui andare? Ci facciamo aiutare quest’oggi da una breve riflessione di mons. Severino Pagani, per dieci anni Vicario episcopale per la Pastorale Giovanile al servizio dei giovani della diocesi di Milano, che ci parla della necessità di imparare a leggere e ad interpretare la vita, per favorire l’unità e la capacità decisionale nel cammino di fede di un/una giovane. Buona riflessione!

frate Nicola

Imparare a leggere la vita non è cosa facile: eppure si incomincia a fare una vera “esperienza” non tanto quando si vivono delle “cose”, ma quando si impara ad interpretarle, quando vengono per così dire raccolte dal pensiero. I concetti, i sentimenti, le emozioni, vengono ordinati in un’interpretazione che dà luce e calore al vissuto, fa riscoprire il senso di quello che si è, dà il potere di raccogliere la propria storia e di anticipare il proprio futuro: aiuta a costruire quell’unità della persona che favorisce il coraggio, la decisione e la gioia. Spesso la vicenda di un altro ci fa da schermo, sul quale poi ci è più facile proiettare noi stessi e vederci un po’ più chiaramente per quello che si è, e che si vorrebbe essere. S’impara a leggere la vita. Quando si impara a leggere la vita ci sono tre capitoli che bisogna attraversare: quello del tempo, quello dello spazio e quello delle relazioni. Si può dire anche così: A che punto sono della mia vita? Che cosa sto vivendo in questo tempo? Dove sono nella mia vita? Qual è la mia tradizione, la cultura in cui vivo, i vissuti che fanno moda? Con chi sono? Qual è l’ombra delle mie solitudini o la qualità delle mie amicizie? Di chi mi occupo? E chi si occupa di me? Oggi c’è chi preferisce leggere la vita come un’avventura che si consuma semplicemente tra parentesi: cioè non m’interessa quello che viene prima e non mi preoccupo di quello che viene dopo. Ora un’esistenza tra parentesi non avrà mai storia, non avrà mai futuro, si consuma sempre nell’attimo ed è destinata a non fruttificare mai in nessuna forma di gioia. La fede è una radicale fiducia nel poter raggiungere il proprio inizio e nel potersi affidare alla propria fine: è un’esistenza senza parentesi. Sappiamo da dove veniamo e dove siamo diretti: c’è qualcuno che con le sue parole ci indica il percorso, ci apre una strada e alla fine ci aspetta. La fede si alimenta di continue intuizioni spirituali.