Se vuoi progredire nella vita spirituale, prega!

Come ti è indispensabile lavorare costante­mente e restare legato alla terra per poter vi­vere, dandoti da fare con la mente e con il cor­po per ottenere un boccone di pane e un sor­so d’acqua, così per il tuo essere interiore è indispensabile restare sempre in relazione con Dio, affinché il soffio d’immortalità metta le radici nel tuo spirito e lo renda adatto alla vita eterna. La relazione con Dio è quella che chiamiamo preghiera: in realtà si tratta di un’azione. Devi perciò riconoscere che solo in virtù di un atto spirituale il tuo spirito viene nutrito e riceve di­rettamente da Dio le energie per crescere. Ciò di cui devi essere convinto è che ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio! Molti infatti pregano senza esservi preparati e senza alcun desiderio di co­municare con Dio. Ma questa non è preghiera, perché la preghiera è un’opera realizzata in col­laborazione tra l’uomo e Dio. Se la «camera» è quindi il «luogo» messo a parte da Cristo per l’opera della preghiera inte­riore, ne consegue che per tutto il tempo che vi trascorri devi necessariamente perseverare nel­l’opera della preghiera; questo significa che devi sempre restare in contatto spirituale con Dio. Dio può concedere a qualcuno l’opportunità di restare a lungo nella propria camera, come è il caso del monaco, che è giustamente ritenuto un cristiano che è entrato nella camera e che ha chiuso definitivamente la porta dietro di sé: questi non vuole avere più alcun rapporto con la mondanità e con le sue vane preoccupazioni. A un altro può darsi che Dio conceda la possibilità di restare nella propria camera solo alcune ore al giorno; ma alla maggior parte della gente non è possibile restarvi se non per un’ora al giorno, e a volte addirittura per un tempo ancora più breve. In ogni caso questa differenza di tempo disponi­bile per dimorare e pregare nella propria camera è compensata in altri modi dallo Spirito santo, quando uno è fedele e sincero nel proprio cam­mino spirituale. Infatti, nella misura in cui tu aneli veramente alla preghiera, lo Spirito ti con­cede, anche in poco tempo, delle grosse oppor­tunità di rallegrar ti e di sentirti ricolmo della presenza di Dio. Non devi quindi rattristarti per la scarsità del tempo disponibile per appartarti nella camera; devi piuttosto assicurarti di essere pronto e pie­no di desiderio di comunicare con Dio: allora ti accorgerai che i minuti possono essere come giorni. In genere, comunque, il lamento per la scarsità del tempo disponibile per la preghiera è solo una falsa scusa per giustificare l’«io» nella sua negligenza, trascuratezza e indifferenza nel­lo stare di fronte a Dio. Quando chiudi la porta nelle tre direzioni ac­cennate sopra – e cioè nei confronti del cuore, dei sensi e delle persone – quando ti prostri per tre volte nel nome della santa Trinità come gesto indicativo del tuo desiderio di Dio, quando sol­levi le mani, gli occhi e il cuore verso il cielo, al­lora lo spirito della preghiera scende su di te. È in quel momento che ogni atteggiamento viene trasformato in un contatto con Dio e tu vivi, per poche o molte ore, alla presenza di Dio. Se inizi a pregare animato da questo spirito (soprattutto se utilizzi i salmi), ti accorgerai che le parole delle tue labbra non sono quelle solite: a poco a poco esse assumeranno per te significa­ti, orientamenti e promesse nuove. Infatti, an­che se la parola pronunciata dalla bocca è identi­ca a quella contenuta nel salmo, ciò nondimeno essa ti apparirà come pronunciata da Dio per fornirti una risposta esauriente, un’occasione di conforto, una promessa di aiuto e di salvezza. E questo nonostante che la preghiera sembri usci­ta unicamente da te: è lo Spirito santo che si in­serisce segretamente nella preghiera e inizia a ri­sponderti con le stesse parole che hai pronun­ciato. Questa è la chiave che introduce nella vita interiore: senza l’intervento dello Spirito santo nella preghiera le parole diventano deboli e pri­ve di un messaggio preciso e personale: «Simil­mente anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stes­so intercede con insistenza per noi» (Rm 8,26). Concretamente, lo Spirito santo non cesserà mai di guidarti, se manterrai il cuore docile e la mente aperta, ma completerà le parole della preghiera e delle letture in maniera estremamente sapien­te. Di conseguenza, qualsiasi preghiera o lettura tu faccia senza avere la mente aperta e l’inten­zione di ascoltare la voce dello Spirito, rimar­rà estranea a una sana vita spirituale, e pratican­dola non ne ricaverai alcun vantaggio tangibile: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, en­trerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21); «Pregherò con lo Spirito, ma pregherò anche con la men­te» (1Cor 14,15).

Matta el Meskin, Consigli per la preghiera