Noi diveniamo ciò che aspettiamo

di frate Daniele La Pera

Nessuno supera senza fatica e apprensione l’attesa di ciò che desidera. Attesa e desiderio… due realtà che ci muovo verso qualcosa, verso qualcuno. Non esiste un’attesa vacua, l’attendere per attendere: è lo scopo da raggiungere che stimola l’uomo a porsi in un atteggiamento di attesa; delle volte passiva, quando ciò che desideriamo giungerà senza che nulla dipenda dalla nostra fatica; altre volte attiva, quando l’oggetto del desiderio merita di essere raggiunto, cercato, scoperto… allora, l’attesa diviene quella condizione nella quale volontariamente, ma anche inconsapevolmente, ci educhiamo a ricevere quanto desideriamo. Il nostro cuore, il nostro corpo, la nostra mente tendono verso ciò che desideriamo, si dispongono ad accoglierlo, a fargli spazio. Così, nell’attesa l’uomo è plasmato. Pertanto, nella misura in cui at-tendiamo verso cose buone, diverremo buoni; mentre at-tendendo verso cose cattive ci “ammaleremo”, nel senso che ci disporremo al male. Di fatto, noi diveniamo ciò che aspettiamo. La domanda a questo punto si sposta sull’oggetto: che cosa stiamo aspettando? Davvero andiamo incontro a Gesù che viene? Quanto di noi si sta disponendo a riceverlo? Quanto la mia vita sta sempre più somigliando alla sua? Una riflessione che pretende di risolversi in un discernimento esistenziale, nel quale ognuno fa i conti con se stesso. Ogni anno la Chiesa ci educa a ricentrare l’oggetto del nostro desiderio, della nostra fede. Ogni anno l’Avvento ci riporta a riflettere sul percorso che abbiamo scelto di intraprendere, sul fine della nostra speranza. È bello iniziare questo periodo riaccendendo la speranza, sopra tutte le ceneri di sconfitta e delusione che la vita spesso ci costringe a patire; riaccendere la speranza del Dio-con-noi tra le macerie della crisi e del disagio, che ci distolgono violentemente dalla bellezza che siamo chiamati a guardare, a gustare… a diventare oserei dire. Se guarderemo a lui, se davvero lo aspetteremo, nonostante ogni dolore e sconfitta che la vita potrà ancora riservarci, noi saremo in grado di guardare questo mondo, le nostre relazioni, noi stessi in un modo sempre nuovo. Nel modo in cui Gesù stesso ha guardato la nostra umanità, amandola a tal punto da farla propria, da sceglierla e redimerla. Se noi lo aspettiamo, se noi vogliamo davvero incontrare questo Gesù, vedremo il miracolo della vita cristiana compiersi in mezzo a noi, quando Egli nascerà nella fede di ciascuno di noi, camminerà nei nostri passi, parlerà nella nostra voce, lavorerà nelle nostre mani e amerà nei nostri cuori. Buon Avvento a tutti!

fra Daniele

laperadaniele@gmail.com