Così come siamo

di frate Daniele La Pera

«Perché dovrei cambiare. Io sono così!». Parole dure, sembrano quasi il rimprovero di una voce severa che tenta di difendersi, per affermarsi. Il desiderio, giusto e allo stesso tempo arrogante, di chi vorrebbe presto definirsi, riconoscersi, senza attraversare la fatica del confronto e dell’educazione, passaggi obbligati che modellano la nostra persona, il nostro esserci. Se non superiamo il valico della presunzione rischiamo davvero di non crescere mai, di restare proprio “così come siamo”. «Non ce la faccio a cambiare, è più forte di me»: la costatazione deludente nel guardarsi dentro e scoprirsi fragili, come scorgere un’interiorità debole che necessità di più forza. Ma per essere più forti bisogna allenarsi di più, senza coprire il disimpegno sotto affermazioni di per sé nocive e, a volte, banali. Fatichiamo tanto per rendere forte il nostro corpo, lo alleniamo, lo nutriamo perché cambi, cresca, si irrobustisca, ce ne prendiamo cura perché sia in salute. Mai consideriamo questo “cambiare” come qualcosa di sbagliato, «eppure tu non eri forte, non eri grande, ti sei impegnato per esserlo, per cambiare. Hai perseguito un valore e nel tempo ti sei adeguato ad esso rendendolo possibile in te». Dovremmo imparare ad applicare lo stesso impegno per la nostra crescita interiore, morale, spirituale: un allenamento tale da garantirci uno sviluppo umano integrale. La disciplina del cuore non è meno importante di quella del corpo, e credere che l’una possa crescere senza l’altra è espressione di un pensare ancora troppo distratto dal vero: esse non camminano su piani estranei, perché noi non siamo “molti”, ma “uno” e se lasciamo indietro qualcosa di noi, prima o poi questo farà sentire tutto il suo peso, la mancanza e il suo imbarazzo nell’essere rimasto immaturo, trascurato. Cambiare è necessario, non per essere altro da sé, ma per essere davvero se stessi, perché “Io sono così” non è una bugia, ma non è ancora tutto di te.

«Un cuore intelligente desidera imparare».

 Pr 15,14