L'arte del sarto

di frate Daniele La Pera

A volte desideriamo solo dimenticare, togliere dalla nostra memoria ritagli di una vita ridotta a brandelli. Piuttosto che faticare per rimettere insieme i pezzi, preferiamo cancellare tutto, aprire il grande fondo del silenzio e rinchiudervi dentro tutte le scelte sbagliate e quelle azioni che non avremmo mai voluto compiere, conseguenze che non avremmo mai più voluto affrontare. E poi sigillare la botola del cuore con il lucchetto rigido e freddo dell’incuranza e del distacco. «Vorrei solo dimenticare tutto, come se non fosse mai accaduto…» diceva, muovendo il dito sul bracciolo della poltroncina. Senza guardare nient’altro che il suo dolore, segnato da una ferita creduta inguaribile. Dietro la presenza forte, risiedeva una fragilità insopportabile: la sua. Debole a tal punto da non riuscire a scegliere di sollevare il peso che gli era piombato addosso, da preferire il lasciarsi schiacciare, piuttosto che sudare sotto il carico del riscatto. «Tu sei molto più di tutto questo, il tuo errore, il dolore che provi non dicono tutto di te». E gli occhi, finalmente, ripresero a brillare. Perché a volte basta dirsele alcune cose, quelle che non abbiamo il coraggio di ricordare, perché ci sentiamo indegni, perché siamo delusi. A volte basta che qualcuno ci ricordi che siamo molto più di ciò che stiamo vivendo adesso… a volte basta che qualcuno ci dia una mano a tenere aperta quella botola, prima di chiudervi dentro la nostra stessa dignità. Perché non esiste errore più grande del voler dimenticare qualcosa che ci appartiene, sarebbe come cancellare una parte di noi, sarebbe come far finta di niente, ma il niente non porta a qualcosa, genera solo altro vuoto. E il cuore non può permettersi di rimanere in bilico sul nulla quando, messo di fronte al suo valore, ricorda cosa realmente gli corrisponde. Così, invece di chiudere la serratura della memoria, getta le chiavi bugiarde e impara l’arte del sarto: inizia a tessere fili di speranza che si intrecciano con quelli di un rinnovato coraggio, prove di cucito, per ricomporre i pezzi di un vissuto che può ancora ritornare integro.

«C’è un tempo per strappare e uno per cucire» 

Qo 3,7