Entrare in un luogo sacro significa essere trasferiti in una dimensione altra, dove l’Invisibile si rende presente, tangibile, palpabile. L’esperienza di chi accede a San Francesco è proprio quella di chi entra in contatto sensibile con la presenza di Dio: la composta essenzialità delle linee architettoniche, i toni caldi del laterizio e della pietra, la francescana semplicità delle suppellettili, i colori degli antichi affreschi, i chiaroscuri provenienti dalle vetrate offrono ai visitatori e ai fedeli un luogo mistico di pace che induce al raccoglimento e alla contemplazione. E quando, nei giorni di festa, la chiesa è affollata e vi si diffondono le melodie dell’organo e le volute d’incenso, e la Parola risuona, la comunità che celebra diventa – per semplice presentimento o in piena consapevolezza – unico Corpo orante del Signore.
A Treviso, i primi Frati Penitenti di Assisi erano stati inviati dallo stesso Francesco subito dopo il suo passaggio e già nel 1220 avevano preso dimora vicino al lazzaretto, come loro costume, in un luogo solitario nei pressi del fiume Cagnan, vicino a una chiesetta della Madonna, raccogliendo la simpatia della gente trevigiana; simpatia che andava crescendo sull’onda della fama di Antonio di Padova, morto nel 1231 e dichiarato Santo a nemmeno un anno dalla morte.
L’architettura della chiesa è di transizione tra il romanico e il primo gotico: la chiesa originaria del 1231 aveva una pianta a croce egizia (cioè a Tau, senza il braccio superiore) lunga 51 m. e larga 27 m. Lungo i secoli, la chiesa ha affrontato diverse traversìe: subì un incendio nel 1386; fu sede di studi teologici e del tribunale dell’Inquisizione; accolse cappelle gentilizie e sepolcri. Per le pitture e sculture di grande pregio divenne uno scrigno d’arte e per questo fu definita il Pantheon di Treviso. Tutto è andato perso o distrutto nel 1797, quando l’esercito napoleonico trasformò la chiesa in caserma, ospedale militare e stalla per i cavalli. Alle traversie napoleoniche fecero seguito quelle del governo austriaco e italiano (1814-1866), che trasformarono la grande navata centrale in magazzino militare a tre piani, suddivisi da impalcature. Nel 1816 il campanile del 1408, che allora sostituì quello originale del 1295, fu abbattuto perché pericolante. Solo nel 1920, alla fine della prima Guerra mondiale, il demanio cedette la chiesa e il convento al comune di Treviso; dopo i necessari ed accurati lavori di restauro, il 4 ottobre 1928, solennità liturgica di S. Francesco, il complesso fu ceduto al Vescovo di Treviso, riconsegnata ai Frati Minori Conventuali e riaperta al culto.
FACCIATA
Si presenta a capanna, divisa in tre settori da lesene. Il cornicione del tetto è vivacizzato dagli archetti pensili (cinque per ogni settore). Al centro tre oculi e un rosone, che alla sera indirizzano la luce del sole verso il presbiterio. Ai lati due finestroni.Il portale riprende l’idea del settore centrale, con una lunetta che contiene un affresco attribuito a Paolo Veneziano (fine 1200): la Madonna con il Bambino in braccio, attorniata dai Santi Francesco e Ambrogio e dagli Arcangeli Gabriele e Michele.
INTERNO
Entrando, due elementi catturano l’attenzione:
All’altare e al crocifisso fanno corona i due transetti e le cinque cappelle absidali. La visione d’insieme è di una bellezza antica e profonda che fa vibrare il cuore.
Il soffitto a carena di nave ha sostituito nel 1300 quello originale a capriate.
Sulla parete sinistra campeggia un gigantesco affresco in stile romanico-bizantino di fine 1200 raffigurante S. Cristoforo, patrono dei viandanti. L’immagine fa implicito riferimento all’episodio della vita di Cristoforo, in cui si narra dell’improvviso ingrossarsi del fiume mentre il santo stava trasportando Gesù bambino. La figura di S. Cristoforo è la più rappresentata in chiesa: ben 5 volte.
Sulla stessa parete di sinistra, entrambi di fine 1200:
Sulla parete di destra: Madonna col Bambino con, attorno al trono, due angeli e i santi Giovanni Battista e Francesco (seconda metà del ‘300).
CAPPELLE LATERALI
Nel pilastro, in una nicchia con affresco del 1500, i Santi Cosma e Damiano attorniati da angeli.
La statua lignea di S. Sebastiano, del 1400, proviene da altra chiesa, in sostituzione di una statua precedente.
Gli affreschi restaurati mettono in evidenza l’immagine della Vergine incoronata; sullo sfondo resti di altri affreschi di inizio 1400: Madonna con S. Cristoforo a destra e S. Francesco a sinistra.
Sul pilastro a destra l’affresco del Crocifisso, del 1453, ricorda l’intervento dell’Inquisizione nei confronti di un ebreo che servì carne a un cliente cristiano.
Il portale riprende esternamente la struttura di quello centrale: l’affresco è di inizio 1600, con S. Francesco che riceve le stimmate e fr. Leone che riposa.
Figlia di Francesco Petrarca, si trovava a Treviso con il marito quando morì di parto nel 1384: inizialmente sepolta nel piccolo cimitero esterno alla chiesa, nel 1882 i resti mortali sono stati riesumati e custoditi nel museo civico; nel 1932 la tomba e i resti mortali sono stati collocati all’interno della chiesa.
Altare dedicato a S. Antonio di Padova.
TRANSETTO DI DESTRA
Sulla parte destra affreschi con storie di S. Antonio (pace fra i Padovani, la mula prostrata davanti all’Eucarestia e l’avaro con lo scrigno contenente il suo cuore) fatti eseguire dalla Scuola dei Tedeschi nel 1498.
CAPPELLE ABSIDALI
In stile gotico, nel 1300 hanno sostituito le prime due cappelle adiacenti a quella centrale.
Cappella centrale
Affrescata da allievi di Tommaso da Modena (1326-1379): nelle vele i quattro Evangelisti seduti in cattedra, che scrivono sul leggio aperto.
Nella volta a 4 spicchi: la Vergine Maria (nuova Eva) col Bambino, San Francesco riceve le stigmate da Cristo come cherubino alato e Adamo.
Nel pilastro sinistro: bassorilievo di Tomasia di Limbraga (+1360) benefattrice della chiesa e di un grande coro ligneo a intarsio, posto davanti all’altare maggiore e demolito nel 1611.
Altare dell’Immacolata
Sul pilastro fra le due cappelle ancora una figura di S. Cristoforo di fine 1300, di ispirazione tomasesca. La frequente rappresentazione del Santo fa pensare che la chiesa avesse notevole affluenza di viandanti.
Gli affreschi sono opera di discepoli di Tomaso da Modena:
TRANSETTO DI SINISTRA
Il monumento sepolcrale, opera di Ziliberto De Sanctis (1364), nel 1935 fu trasferito in questa chiesa. E’ rappresentato in vesti da magistrato.
Sopra la tomba, l’affresco raffigurante Madonna in trono col Bambino Gesù, angeli musicanti, S. Giovanni Battista e S. Francesco d’Assisi (scuola senese di fine 1300).
La porta sulla sacrestia è cinquecentesca, quella sul chiostro è romanica.
ESTERNO
Nel 1935 fu costruito il chiostro del convento, sul lato nord della chiesa e subito dopo, anni ’37-’42, il nuovo campanile, alto 39 m., con tre campane dedicate all’Immacolata, a S. Francesco e a S. Antonio. Accanto all’ingresso laterale, tra due piante di ulivo, è stata posta la scultura bronzea di San Francesco che invola la colomba della pace (opera dello scultore contemporaneo Roberto Cremesini): un richiamo per tutti i passanti a vivere nella pace e a farsi portatori di pace tra gli uomini.